martedì 11 agosto 2009

Nel 2009 è sempre in carcere l'Asinara!
















Quello che si vede nella fotografia sopra non è il famosissimo asinello bianco dell'Asinara, ma è un asinello grigio, nato presumibilmente in primavera, quindi di tre - quattro mesi, che abbiamo incontrato nel nostro giro sull'isola, accompagnati dalle cortesi guide della Cooperativa Scoprisardegna (http://www.scoprisardegna.com) con le quali, insieme ad altri amici, abbiamo deciso di verificare lo stato di "detenzione" dell'isola.

Non è un asinello bianco, ma è pur sempre molto carino vero?

Ma procediamo con ordine... intanto quelle che vedete sotto sono le campagnole della Cooperativa Scoprisardegna nella zona di Punta della Scomunica (il punto più alto dell'isola da dove si può ammirare il Faro di Punta Scorno.....













Il viaggio è stato effettuato il 30 giugno 2009 ed è iniziato con il trasbordo dall’isola Sardegna all’isola dell’Asinara.
Alle ore 8,30 siamo nel porto di Stintino, dove abbiamo appuntamento con le nostre cortesi accompagnatrici della Coop. ScopriSardegna.
Le presentazioni le facciamo davanti al portone di colore “blu penitenziario” della Diramazione di Fornelli,


lì la nostra guida apprende di avere, sulla sua campagnola, uno degli ultimi tecnici agrari dell’Amministrazione Penitenziaria (anche questa una specie in via di estinzione!); subito si dichiara estremamente contenta e successivamente lo dimostra con una raffica di domande che snocciola, scusandosi ogni volta, lungo tutto il tragitto.
Mentre nella mia mente si affollano tantissimi ricordi, davanti agli occhi passano fulminee immagini di struggente bellezza: “Qui avevamo posto le recinzioni per effettuare le battute di cattura dei mufloni che poi cedevamo, per ripopolamento, alla Regione Sardegna”,


poi incontriamo la Diramazione di Tumbarinu dove un Tecnico ornitologo Angelo Pittalis (foto sopra) illustra il paziente lavoro di cattura e inanellamento dei volatili.
Ma una volta sul fuoristrada il flusso informativo riprende:
…… quello è lo splendido stagno di Sant’Andrea dove accompagnavamo Xaver Monbailliu, un famoso ornitologo che ha trascorso sull’isola lunghi periodi per studiare i famosissimi gabbiani corsi.
E poi ancora: …… quel cespuglio che ricorda un cuscino che vedete nella zona del “mare di fuori” lungo la strada è la “Centaurea Orrida” che il mio amico Prof. Emanuele Bocchieri dell’Università di Cagliari per primo scoprì essere specie endemica dell’Asinara.

Mentre parlo la mia mente somiglia sempre di più al Passante di Mestre il 2 agosto di quest'anno, con una chilometrica coda di ricordi che si affollano per uscire ed incappano nell’imbuto della parola che non può smaltirli tutti.

Ed ancora: … guardate alla vostra sinistra, nella Diramazione di Trabuccato c’è il famoso muro che inizia della larghezza di 50 – 60 centimetri e termina a 170 – 200 centimetri, fatto da un ergastolano, un pastore sardo estremamente “preciso nella misura", e che Amministrazione ha lasciato così costruire poiché comprendeva che quel muro era l’unica ragione di vita del detenuto! Se fosse rimasto di 50 cm la sua costruzione si sarebbe esaurita in qualche mese ed invece durò più di tre anni.

Prima di arrivare alla punta più alta dell’isola (Punta Scomunica) da dove si scorge il faro di Punta Scorno, mi ritornano nelle orecchie le parole di commiato del caro amico Gianfranco Massidda, l’ultimo fanalista del Faro di Punta Scorno, che il giorno prima avevo incontrato nella sua casa di Porto Torres:

(Gianfranco Massidda e Carlo Hendel)


“Da quella finestra vedo sempre l’Asinara e nelle giornate in cui l’aria è pulita, con un binocolo, riesco a vedere le campagnole dei turisti che salgono e scendono dalla strada di Cala D’oliva”.
Quando rivedo gli occhi lucidi di Gianfranco mentre parla, mi rendo conto che definire “amore” quello che si prova per quest’isola è un eufemismo che non rende assolutamente l’idea di cosa sia il “mal d’Asinara”!



Da Punta scomunica vediamo anche la spiaggia di Cala d’Arena, la più bella spiaggia del mondo, ora zona A (Protezione integrale) inavvicinabile da mare e da terra.
Nel nostro fuoristrada c’è una famiglia veneta, molto simpatica, che si dichiara fortunata per essersi incontrata con una persona che ha vissuto sull’isola, persone che dimostrano, con mille domande, tutto il loro interesse per conoscere la vita pratica del detenuto in questo posto da sogno.

Passando nella Diramazione "Centrale" mi accorgo che sono state eliminate le famose CUCINETTE ossia dove i detenuti cucinavano dal 1938 (da quando venne costruita la Diramazione e per molti anni), ora hanno vi hanno sovrapposto delle tavole da utilizzare come appoggio o per mangiare !!!!

Nel mio cuore ancora risuonano le accorate parole di una carissima amica, della quale voglio mantenere l'anonimato, che dice "L'ASINARA e' tale, ossia famosa, non solo per l'indubbia bellezza naturalistica, ma SOPRATTUTTO per per il suo passato ovvero per coloro che vi hanno vissuto in tutte le epoche e l'hanno amata e l'amano con tutto il cuore, ma AMATA nel VERO significato della parola!!!!!"

Al ritorno passiamo davanti alla caserma una volta intitolata a “Costantino Satta”, del Corpo degli Agenti di Custodia, ucciso in un conflitto a fuoco nel 1945, ora ribattezzata Ostello e destinata all’accoglienza dei turisti e qui si rinnova il mio dolore per la violenza che si sta perpetrando su questa isola.



L'isola dell'Asinara sta subendo un vulnus grave, la si sta infatti privando della propria storia, sostituendola con una storia fasulla, così come artefatta è una mia fotografia di una Cala D'Oliva posta, sinistramente, dietro le sbarre di un carcere ideologico.

(Caserma "Satta")
L'Ente Parco, evidentemente nel timore di ritorni improbabili, ha scientificamente ripulito l'isola di tutti quei segni tangibili che possano ricordare, all'ignaro visitatore, una parte importante della sua storia, quella che riguarda il periodo "carcerario" (1885-2002) ed anche quello precedente.

Per cui io consiglio di visitare questa splendida isola e dopo aver fatto il canonico bagno a Cala Sabina,

di informarsi, chiedere alle guide ed alla Direzione del Parco notizie sulle persone, sui detenuti, agenti e civili che vi hanno vissuto in tempi lontani, accumunati tutti in una vita, non sempre felice, ma tutti contagiati da un male incurabile il “mal d’Asinara”!

Continueremo, ed assieme alle molte persone che mi sostengono moltiplicheremo le iniziative affinché termini questo scempio storico!

Nella bocca, dopo questo viaggio, mi resta l'amaro di questa gratuita violenza, nella mente - oltre ai ricordi - anche la speranza che la situazione stia, seppur lentamente, cambiando.

Per questo voglio, anche a nome di coloro che hanno fatto il tragitto con me, rivolgere un sentito ringraziamento ed un saluto alle guide (foto sotto) di "Scoprisardegna" che, con cortesia ed abnegazione, dimostrano l'attaccamento allo splendido lavoro che consente loro un giornaliero contatto con l'Isola dell'Asinara.


(Tutte le foto sono di Fabio Bruzzichini e di Daniela Buscemi)

giovedì 1 novembre 2007

CARTOLARIZZIAMO l'Asinara?

Dal sito http:www.repubblica.it riprendiamo la notizia del 1 novembre 2007 a firma di Alberto Fiorillo.
L'Agenzia del demanio ha iniziato a mettere sul mercato aree storiche
Cantieri navali in Liguria, ville in Toscana. E sull'isola toscana un'area suggestiva
Lo Stato vende la vecchia miniera
all'Elba nasce un villaggio turistico





Nella foto la miniera dell'Elba vista dal mare.

Prima dai pozzi di Vigneria sull'isola d'Elba si estraeva ferro. Ora l'Agenzia del Demanio vuole trasformarli in una piccola miniera d'oro. Gli impianti a picco sul mare sono in vendita (base d'asta 11,1 milioni di euro) e l'archeologia industriale presto dovrà cedere il passo a un nuovo villaggio turistico: un migliaio di vacanzieri potrà trovare ospitalità in 45.700 metri cubi di alberghi e residence che dovranno essere affiancati, lo impone il bando di gara, "da servizi culturali e sportivi che permettano una integrazione completa con il vicino abitato di Rio Marina".

L'ipotesi della cessione del complesso di Vigneria e di una delle aree più suggestive dell'arcipelago Toscano circolava già da parecchi anni, almeno dal 1997. Ma nel 2003 il progetto aveva subito una battuta d'arresto: Ministero dell'Ambiente, Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano e Demanio si erano infatti accordati per recuperare tutte le ex miniere di Rio Marina, Capoliveri e Porto Azzurro, con l'obiettivo di trasformarle in un museo a cielo aperto che illustrasse la tradizione industriale elbana. Nei fatti, però, l'amministrazione comunale aveva già approvato una variante urbanistica che cambiava la destinazione d'uso degli immobili (da industriale a turistica).
La conferma della volontà di cedere a privati la miniera arriva adesso direttamente dalla vetrina on line dell'agenzia immobiliare del Demanio, che ha fissato anche la data per il passaggio di proprietà: il 19 dicembre 2007. "L'Agenzia ha predisposto un avviso di gara per la vendita del compendio immobiliare di proprietà dello Stato denominato "Villaggio Paese" di Vigneria comprendente terreni, fabbricati civili, industriali e strade, per una superficie fondiaria di circa 6 ettari - si legge su Demanio Real Estate - L'acquirente dovrà recuperare le aree ex minerarie con interventi che siano in grado di attivare processi di riqualificazione socio-economica del territorio comunale, nel rispetto degli aspetti di interesse storico, culturale e ambientale. Lo studio di fattibilità ha evidenziato che il modello di struttura turistica che meglio può contribuire allo sviluppo di un turismo diversificato sull'isola è quello della residenza alberghiera".

Quasi a voler prevenire eventuali polemiche per la cessione di questo pezzo di Isola d'Elba, il Demanio sottolinea, nell'annuncio immobiliare, che gli edifici sono pericolanti, che un'indagine dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ha messo in evidenza la contaminazione superficiale dei terreni consigliandone la bonifica, che l'area è piena di vincoli che l'acquirente dovrà rispettare evitando "usi incompatibili con il carattere storico e artistico" della miniera.

Oltre all'ex miniera, l'Agenzia del Demanio ha appena messo in vendita anche i Cantieri Navali Rodriquez di Pietra Ligure (Savona), una fabbrica degli anni '20 che potrà passare di mano per 17 milioni e 400mila euro.
_________________________________(la foto della Direzione)


Si sono appena chiusi, invece, i primi due bandi di gara per l'affitto di immobili di prestigio statali: il complesso rinascimentale di Villa Tolomei a Marignolle (Firenze) e un insieme di nove casali di guardia idraulica sulle sponde del fiume Reno, tra le province di Ferrara e Ravenna.
"L'affitto è' uno strumento innovativo introdotto dalla Finanziaria 2007 - spiega Elisabetta Spitz, direttore del Demanio - lo Stato affida la gestione di beni di cui resta proprietario a investitori privati realmente interessati, assicurando la conservazione e la manutenzione degli immobili, incrementandone contemporaneamente il valore.
In passato era necessario far cassa e quindi veniva privilegiata la vendita.
Ora la priorità è lo sviluppo, dunque si punta alla conservazione".
Non all'Isola d'Elba però.

(1 novembre 2007)

Fin quì l'articolo della repubblica, ma - vi chiederete - cosa c'entra l'Asinara e perchè questo titolo enigmatico del post?

E' presto detto!

Ricordate che sino a qualche anno fà le massime cariche del potere esecutivo, si erano sperticate a convincerci della bontà dell'idea di "vendere" il raccordo anulare di Roma? (è solo n'esempio....)
Per evitare che il "popolo muflone" comprendesse, l'operazione veniva chiamata" CARTOLARIZZAZIONE" ed inserita in un più ampio settore, quello della "FINANZA CREATIVA".

I geni dell'alta finanza ci volevano trattare come quel povero vecchietto che è proprietario della sua abitazione, ma vede la pensione mangiata dall'inflazione. Nel timore di andare a ramengo che fà, vende la nuda proprietà del bene per il quale ha sgobbato l'intera esistenza, e ne ottiene una somma, ovviamente, inferiore al valore di mercato del bene venduto (perchè questo non è immediatamente disponibile) e, una volta passato a miglior vita, vedrà l'acquirente entrare nel pieno possesso della sua casa.

Morale della vicenda.
Il vecchietto muore, ma il cittadino no! Ovvero lui muore pure, ma ne subentrano altri che in eterno dovranno pagare il pedaggio di un bene che era di loro proprietà e che hanno "CARTOLARIZZATO".


Magie della finanza creativa!


Ecco, ora si spiegano le parole del Ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio che il 3 ottobre 2007 in occasione dei festeggiamenti del decennale dell’istituzione del parco dice:
«Tenerci i beni non ci interessa né qui né alla Maddalena, ma vigileremo attentamente per evitare che finiscano nelle mani di speculatori poco innamorati dell’ambiente e interessati ai facili guadagni».
(La Nuova Sardegna - 03 ottobre 2007)


L'Asinara indubbiamente costa al cittadino moltissimi milioni di euro (secondo il modestissimo parere di un ex tecnico agrario sono cifre incompatibili per le finanze regionali) allora è giocoforza che, prima o poi, esca l'Assessore di turno o il Presidente economista che proporrà la sua CARTOLARIZZAZIONE!










Ma tu, che parli tanto, cosa proponi in luogo della CARTOLARIZZAZIONE?


(.... il seguito alla prossima puntata)

Carlo Hendel - 6 novembre 2007

lunedì 15 ottobre 2007

Carcere e tutela ambientale


Attività di lavoro carcerario in ambito ambientale.


Il ”difetto genetico" che impedisce l’evoluzione del "lavoro penitenziario" da strumento risocializzante a risorsa individuale e collettiva.

A oltre venticinque anni dalla riforma penitenziaria, oltre quindici dalla "Gozzini" e dalla L. 56/ 1987 - della quale in questi giorni si parla spesso a sproposito - ed a quasi dieci dalla legge 296/93, appare doveroso fare il punto della situazione in tema di lavoro penitenziario.

Occorre innazitutto circoscrivere questa particolare tipologia lavorativa, comprendendo in essa solo quel lavoro prestato all'interno degli istituti da soggetti detenuti, oppure anche esercitato all'esterno dell’istituto penitenziario, ma esclusivamente da soggetti "affidati", "semiliberi" o "ammessi al lavoro esterno, ai sensi dell'art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario" O.P.


Brevi cenni storici sul lavoro in carcere

Il lavoro penitenziario, nella seconda metà del secolo appena trascorso e nell’inizio di questo:
- ha subito qualche lenta evoluzione soltanto sul piano dei principi: è comunque rimasto obbligatorio per i condannati in condizioni fisiche valide;
- ha perso il suo originario carattere afflittivo;
- ha visto assegnarsi una remunerazione, sia pure ridotta ai sensi degli artt. 22 e 23 O.P..;
- ha ottenuto il diritto al percepimento degli assegni familiari;
- ultimamente ad esso si è applicata la disciplina generale sul collocamento.

La parabola appena descritta individua, delinea in modo estremamente sintetico e nel periodo temporale, un percorso estremamente lungo e faticoso della normativa che rincorre l’omologazione del lavoro penitenziario.
Ma questo appare un processo esclusivo, oltre che lento, nel senso che è stato introdotto dal legislatore sulla spinta di idee generate ed elaborate in differenti ambiti: amministrativo-penitenziario, universitario, giurisdizionale, tutti ambiti che hanno però costantemente costantemente fuori da se, quindi escluso, i due soggetti primari: il detenuto e l’imprenditore.

Sintetizzando ci sentiamo di affermare che il “lavoro penitenziario” potrebbe essere paragonato ad una monoposto da formula uno che ha il suo sistema propulsivo, il suo motore, posto innanzi alla macchina, che per questa ragione può subire solo un “trascinamento”, ma offre una serie di resistenze, aggiuntive al movimento, che ne rallentano la corsa.
Il lavoro penitenziario tuttavia è rimasto il cardine del trattamento rieducativo e pertanto concorre a promuovere il processo di modificazione degli atteggiamenti antisociali dei condannati, che sono di ostacolo ad una costruttiva partecipazione sociale, è quindi titolare di una funzione, se non rieducativa almeno risocializzante.
Con le varie riforme, sino ad arrivare all’ultima cd. Smuraglia, il suddetto “peccato originale”, non è stato eliminato, ma si è perpetuato e il legislatore ha creduto di migliorare la prestazione dell’insieme variando i motori, ovvero aggiungendo alla macchina “lavoro penitenziario” propulsori sempre più sofisticati o potenti, ma comunque “geneticamente” destinati all’inefficacia.
Se passiamo dal piano giuridico, di cui abbiamo potuto esporre i sia pur limitati progressi, al piano pratico della vita nel carcere, bisogna constatare che si sono fatti notevoli passi indietro.
La mancata individuazione dei campi di intervento unita all’indisponibilità di reperimento di adeguate risorse economiche è tra le concause della riduzione delle possibilità di lavoro inframurario offerte dall’Amministrazione e le attività di lavoro attualmente riguardano un numero di soggetti trascurabile. Negli Istituti penitenziari oggi non si va oltre il lavoro cosiddetto "domestico", comprendendo in tale definizione anche i lavori di ordinaria manutenzione degli immobili penitenziari.
In effetti la riforma del '75, prevedendo la quasi completa equiparazione del lavoro penitenziario alla organizzazione del lavoro nella società libera, ha allontanato gli imprenditori dal carcere, e ha fatto venire meno l'interesse per una manodopera, fino a quel momento, prestata a buon mercato.
Tranne poche eccezioni, l'Aministrazione penitenziaria è rimasta per lungo tempo l'unica committente delle proprie episodiche lavorazioni (tavolini, sgabelli, armadietti, plaid, coperte etc) per una serie complessa ed infinita di ragioni, che vanno dalla impreparazione manageriale della dirigenza, alla carenza di manodopera esperta nelle lavorazioni, alla mancanza di maestri d'arte e (soprattutto) alla inadeguatezza delle strutture carcerarie.
Il lavoro cosiddetto "produttivo" in carcere è andato così progressivamente impoverendosi, a tutto vantaggio del lavoro "domestico" il quale possiede certamente minore valenza ai fini del trattamento rieducativo del detenuto e della qualificazione professionale necessaria al successivo reinserimento sociale.

Per qualunque imprenditore persiste poi una vera e propria barriera insormontabile costituita dalla difficoltà ad introdurre in carcere i processi produttivi e tecnologici. Colui che volesse cimentarsi con questa sfida, deve fare i conti con problemi quali l’esigenza di sicurezza, l'alta mobilità della manodopera, il limitato grado di professionalità degli addetti e delle strutture di gestione, l’assenza di una vera libertà di scelta individuale del lavoro con le inevitabili ricadute dal punto di vista della motivazione personale.
In aggiunta si consideri l’esiziale inappetibilità dell’investimento economico in ambito penitenziario, che in regime di libero mercato non offre alcuna speranza anche per il futuro.

Qualsiasi investitore, anche il più sprovveduto, posto davanti alla scelta non avrebbe alcun problema ad escludere i rischi derivanti dall’impegnare risorse proprie in un’attività produttiva da intraprendere all’interno delle strutture penitenziarie ed a privilegiare gli investimenti nelle nuove tecnologie.
E questa rimane, a nostro avviso, la ragione essenziale per la quale il mondo imprenditoriale tradizionale si è sempre defilato rispetto all'ipotesi di portare lavoro all'interno delle anguste mura carcerarie.

Ultimamente sia la L. 296/93 che, soprattutto, la Legge 193 del 22 giugno 2000 (cosiddetta Smuraglia), hanno cercato di delineare nuovi strumenti e aree per la creazione e la gestione di lavoro intra ed extramurario, affidando al volontariato ed alle cooperative sociali la funzione di soggetti maggiormente qualificati ad agire in questi spazi.
Infatti, le cooperative sociali si propongono sicuramente come realtà in grado di fornire le migliori opportunità, perchè possono sfruttare la loro già sperimentata esperienza di radicamento e integrazione territoriale mentre il volontariato, e l'associazionismo in genere, può offrire la propria rete di relazioni formali, con partners istituzionali e no, che ogni singola realtà e, a maggior ragione, il collettore territoriale (ove esiste) è in grado di garantire.
Considerato che in base alla normativa in vigore alle Regioni sono attribuiti compiti di politica attiva del lavoro e di promozione di specifiche iniziative rivolte alle fasce deboli nell'ambito di una più ampia programmazione di crescita occupazionale del territorio regionale, a nostro avviso, e per evitare il fallimento delle iniziative intraprese ed il conseguente sperpero di risorse pubbliche, l’Ente Regione deve tentare, ad ogni costo, di correggere il difetto “d’origine” del lavoro negli istituti penitenziari.


La correzione del ”difetto genetico” del lavoro penitenziario.
Il tentativo che l’Ente regione deve portare a termine è quello di traslocare il “motore” del lavoro penitenziario all’interno del sistema, prima stimolando la creazione di una coscienza tra la popolazione detenuta supportata dal personale penitenziario, facendo in modo di introiettare il lavoro che, da semplice “strumento di rieducazione”, deve diventare “risorsa personale e collettiva”
Tradotto in termini di concretezza, ciò significa ottimizzazione dei percorsi formativi e di reperimento delle opportunità occupazionali, idonee per quel particolare tipo di lavoratore svantaggiato, anche superando il limite imposto dalle attuali normative non disdegnando, ad esempio, anche la costituzione di società compartecipate Ministero della Giustizia – EE. LL. - Organizzazioni imprenditoriali – EE. no profit - sul facsimile delle recenti strutture gestionali dei servizi comunali.
A questi organismi dovranno essere affidate la ricerca dei sistemi, la progettazione e la gestione delle strutture di Lavoro penitenziario e potranno mantenere, entro rapporti predefiniti, la parte pubblica accanto alla corretta remunerazione del rischio d’impresa.
Successivamente a questa prima fase si potranno scegliere le forme di lavoro e gli ambiti in cui è possibile l’intervento del lavoratore penitenziario.


Il lavoro penitenziario del nuovo secolo, l'ambito ambientale.
Qui è pensabile che possa inserirsi una corretta valutazione di occupazione stabile in campo ambientale del detenuto. In questo modo sarebbe pricipalmente rispettato il principio “risarcitorio” della pena, ovvero colui che è stato giudicato per un reato, in fase di espiazione della pena inflitta, risarcisce la società con il valore aggiunto di un corretto recupero ambientale, di una tutela di una specie protetta, di un’attività ecologicamente compatibile, comunque di tutte quelle forme di lavoro comunque altamente dotate di valenze positive.
Questa ricerca progettuale andrebbe opportunamente illustrata al candidato lavoratore detenuto che, per esperienza diretta, ricerca ed apprezza, questo tipo di attenzione, e liberamente sceglie l’ambito di attività specificatamente rivolta verso settori a vocazione ambientale.
Oltre al rispetto etico della funzione della pena, tale ambito di lavoro, offrirebbe un indubbio carattere di modernità divulgabile nelle forme più opportune, per cui la persona che termina di scontare il suo debito, al momento dell’uscita dall’istituzione penitenziaria si renderebbe conto di aver acquisito, attraverso il suo lavoro, un bagaglio di competenze sicuramente appetibili al mercato esterno.

Questa evoluzione appare, allo stato dei fatti, l’unico modo possibile per dare cittadinanza, dignità, produttività e sviluppo al lavoro penitenziario.


Carlo Hendel

15 ottobre 2007

giovedì 4 ottobre 2007

L'Asinara in carcere!

Qualcuno legittimamente potrà chiedersi la ragione di un simile titolo del post.
Prego l'affezionato lettore di dare uno sguardo alla foto che segue...



Al fine di diffondere maggiormente le notizie contenute in questo blog, ho pensato di pubblicare un altro blog al seguente indirizzo:
http://www.asinara.ilcannocchiale.it


La foto è stata graficamente modificata, le sbarre sono state apposte e volutamente rese "artificiali" per evidenziare l'assurdità del silenzio e delle omissioni dell'Ente parco sui trascorsi penitenziari dell'Isola.

giovedì 27 settembre 2007

... " Neve" all'Asinara ....


Questo splendido piccolo asinello bianco, al quale fu imposto il nome di "Neve" è stata la nostra "medaglia" per lo spostamento degli asinelli bianchi dalla Diramazione di Trabuccato.
Da Trabuccato, gli asinelli bianchi, non si erano mai spostati, ma diminuivano a causa della competizione, molto dura, con l'asino grigio, un piccolo nucleo fù quindi trasportato e monitorato assiduamente a Santa Maria, la Diramazione "agricola" per eccellenza in cui, il primo anno (1989), nacquero due piccoli.



Quelli furono anni particolari.



Un evento eccezionale - credo mai documentato prima d'ora - l'Asinara ricoperta da una soffice coltre nevosa.

Perchè il nome di Costantino Satta all'Asinara?

Il seguente documento e la foto provengono entrambi dalla Rivista telematica dell'Amministrazione Penitenziaria "Le due città" n° 10, anno IV Ottobre 2003 e sono stati liberamente adattati alle esigenze del blog.

“Il Corpo degli Agenti di Custodia, disciplinato dal regolamento del 1937, esce dal conflitto presentando all’interno dei propri reparti una situazione drammatica: organici inferiori alle esigenze, paghe basse, turni massacranti; e si trova a dover gestire, con l’aiuto di coraggiosi direttori, un contesto socio-politico confuso ed esplosivo.
Ed è nello sfondo di tale dimensione storico-sociale che si verificano i fatti relativi all’8 giugno 1945.

Pochi giorni prima dei tragici fatti che porteranno all’omicidio del maresciallo degli Agenti di Custodia Costantino Satta, il comandante della 55° Brigata Ferrara scriveva al Prefetto illustrando la situazione contingente (Ferrara, 25/5/1945 Prot. n° 25 I)
"La situazione della provincia di Ferrara dal punto di vista dell’ordine pubblico è precaria, in quanto non esiste un numero sufficiente di agenti (carabinieri, P.S.) adibiti a tale compito.
Questa situazione provoca due specie di inconvenienti: in primo luogo riesce difficile impedire che si verifichino atti di giustizia o di vendetta privata a carico di elementi fascisti; in secondo luogo è possibile che individui appartenenti a disciolte formazioni fasciste o comunque iscritti all’ex partito fascista repubblicano, diano segni di riscossa, con atti sporadici di violenza ai danni di rappresentanti dei partiti antifascisti o in genere della popolazione.
Gli inconvenienti del primo genere si sono già verificati più volte, e non è il caso di citarli nuovamente…"


Il Maresciallo Costantino Satta è, all’epoca, Capo Guardia delle Carceri Giudiziarie di Ferrara, denominate Piangipane, dal nome della via in cui sorgono; si tratta di un Istituto moderno, ospitato in un edificio costruito agli inizi del Novecento. Il complesso ospita prevalentemente detenuti per reati comuni, ma viene interessato, per le esigenze di giustizia del CLN, alla detenzione, in attesa di giudizio, di appartenenti al locale fascismo repubblichino e di collaboratori.


Costantino Satta era nato a Macomer (Cagliari) il 7 luglio 1898, si era arruolato nel Corpo degli Agenti di Custodia il 16 marzo del 1921, proveniente dalla Regia Guardia di Finanza, ove aveva prestato servizio nel primo conflitto mondiale.

Sposato, con cinque figli, prestava servizio presso l’istituto ferrarese, fintantoché “… il giorno otto Giugno 1945 alle ore tredici circa, mentre trovavasi in detto carcere, in servizio e nell’adempimento delle sue funzioni per mano di un individuo, facente parte di una banda armata che assalì in detto giorno ed ora il sopraddetto Carcere, compiendo atti di minaccia, violenze ed omicidi sulle persone degli agenti di custodia e dei detenuti, ed uccidendo con tre proiettili di rivoltella, il Capo Guardia Satta…”.

Balza agli occhi di tutti la sorprendente la premonizione dell'Amministrazione Penitenziaria che, nel 2003, così apre la pagina dedicata al maresciallo Costantino Satta:
"La storia di Costantino Satta, maresciallo del Corpo degli Agenti di Custodia, ucciso l’8 giugno 1945 nel carcere di Ferrara. Un eroe dimenticato. "


Dimenticato da chi?

giovedì 20 settembre 2007

La foresteria nuova di Cala d'Oliva

Salve a tutti,
mi sono accorto di aver compiuto un errore, cioè di non aver inserito la foto della foresteria Nuova di Cala d'oliva in cui soggiornarono Falcone, Borsellino ed Ayala,
Rimedio subito inserendo, di seguito, una nuova foto della foresteria, scattata ad una distanza più ravvicinata.



Grazie.